{"id":2264,"date":"2018-03-08T16:30:57","date_gmt":"2018-03-08T15:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/?page_id=2264"},"modified":"2018-03-08T16:30:57","modified_gmt":"2018-03-08T15:30:57","slug":"feste-e-teatro-al-castello","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/feste-e-teatro-al-castello\/","title":{"rendered":"Feste e teatro al castello"},"content":{"rendered":"<h3><strong><em>Feste e teatro al castello all\u2019inizio del Novecento: il commediografo Alfredo Testoni ospite di Alessandro Manservisi. <\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il Manservisi, come abbiamo visto, nel costruire il suo castello si mosse in una prospettiva in qualche modo \u201csignorile\u201d ed in questo quadro si inseriscono le sue frequentazioni dell\u2019alta borghesia e della nobilt\u00e0 bolognesi, ma anche e soprattutto degli artisti della citt\u00e0, con molti dei quali ebbe stretti rapporti anche di amicizia. Il caso pi\u00f9 importante \u00e8 sicuramente quello di Alfredo Testoni (1856-1931), il grande commediografo bolognese col quale Alessandro fu in rapporti di amicizia. Si tratta dell\u2019autore di una delle commedia pi\u00f9 rappresentate del Novecento: il <em>Cardinale Lambertini<\/em>. Anzi proprio a questa <em>pi\u00e8ce <\/em>teatrale sono legato lo stesso Manservisi ed il suo castello di Castelluccio, che fu uno dei luoghi dove il commediografo fu ripetutamente presente nelle estati dei primi anni del secolo e dove scrisse l\u2019ultima parte della sua commedia pi\u00f9 importante. Alfredo Testoni era stato incoraggiato a scrivere il <em>Cardinale Lambertini <\/em>nel 1901da Enrico Panzacchi, con cui si incontrava al caff\u00e8 bolognese del Corso in via Santo Stefano, presente l\u2019attore di successo in quel momento Ermete Novelli. All\u2019inizio del secolo egli aveva gi\u00e0 scritto testi teatrali di successo e cercava un soggetto nuovo ed originale, che trov\u00f2 nel personaggio del cardinale. Per documentarsi il Testoni avvi\u00f2 ampie letture storiche, che gli permisero di inquadrare nel contesto della Bologna settecentesca il personaggio, che dopo l\u2019esperienza di arcivescovo sarebbe divenuto papa col nome di Benedetto XIV. Cos\u00ec nel 1931 si espresse Mario Sandri sulla rivista del comune di Bologna: <em>Iniziata, interrotta, ripresa dopo mesi di sosta, l\u2019opera occup\u00f2 per circa quattro anni Alfredo Testoni, che scrisse le ultime scene nell\u2019agosto del 1905, nel castello di un amico, vero mecenate degli artisti, Alessandro Manservisi, a Castelluccio, sopra Bagni della Porretta<\/em>. Lo stesso autore ricorda anche che <em>nel castello <\/em>[di Castelluccio] <em>\u00e8 tuttora conservato un album ove Testoni, ultimata la sua geniale fatica, annot\u00f2 l\u2019ora esatta nella quale fu tracciata la parola: \u2018fine\u2019<\/em>; purtroppo oggi quell\u2019album \u00e8 andato perduto. La vicenda proposta dalla commedia si svolge negli anni 1739-1749 ed ha come protagonista l\u2019arguto arcivescovo attorno al quale girano personaggi delle pi\u00f9 nobili famiglie della Bologna del secolo dei lumi. Il testoni propose la commedia ad Ermete Zacconi, acclamato sulle scene anche con Ibsen e D\u2019Annunzio, a Bologna nella sua casa di via Indipendenza, proponendogli di leggere un atto al giorno per non stancarsi troppo per il caldo, ma proseguendo poi subito nella lettura di tutta la commedia con grande entusiasmo. Lo Zacconi accett\u00f2 subito e inizi\u00f2 le prove al teatro Costanzi di Roma, dove la prima fu rappresentata per la prima volta il 30 ottobre del 1905. Da qui la commedia avrebbe spiccato il volo per una trionfale <em>tourn\u00e9e <\/em>nei maggiori teatri italiani e subito dopo a Parigi, dove lo stesso Zacconi si present\u00f2 in dieci recite. Cos\u00ec termina lo scritto dello stesso Mario Sandri: <em>La commedia, nata lietamente, corre e correr\u00e0 ancora per il mondo, recando ovunque la bonomia sana, festosit\u00e0 ridente, l\u2019assennata malizia del suo protagonista, grande psicologo e grande medico delle anime che conosceva il segreto di ammaestrare in letizia e di apprendere con gioia<\/em>19. Il <em>Cardinale Lambertini <\/em>divenne famosaanche a livello popolare, sia con il film omonimo del 1934, sia soprattutto con la versione cinematografica del 1954, diretta da Giorgio P\u00e0stina, nella quale il ruolo del protagonista fu affidato ad un brillante Gino Cervi che, con grande mestiere, e grazie ad una genuina \u201cemilianit\u00e0\u201d che lo accomunava al personaggio storico, riusc\u00ec ad interpretare la figura del cardinale Lambertini, con il suo carattere a volte irascibile, ma schietto e sostanzialmente bonario e carico di umanit\u00e0. Lo stesso Gino Cervi era del resto il figlio di Antonio, il giornalista e critico teatrale \u201cCarlino\u201d che era stato collega ed amico del Testoni. La bella interpretazione di altri grandi attori, come Arnoldo Fo\u00e0, Tino Buazzelli, Virna Lisi, contribu\u00ec al successo del film che, sebbene ormai molto datato, risulta ancora oggi estremamente godibile. Gino Cervi sarebbe tornato ad interpretare la figura del Cardinale Lambertini nell\u2019omonima versione televisiva del 1963, diretta da Silverio Blasi. In tempi pi\u00f9 recenti la commedia fu riportata sul palcoscenico, al Teatro Argentina di Roma, nella stagione 1981\/1982 con la regia di Luigi Squarzina, avendo come protagonista Gianrico Tedeschi. Nella vicenda di Afredo Testoni, e della commedia a cui \u00e8 indissolubilmente il suo nome, entrano dunque, ed a pieno titolo, anche Alessandro Manservisi, definito dal Sandri amico del Testoni e <em>vero mecenate degli artisti<\/em>, e il suo castello di Castelluccio, dove il commediografo trov\u00f2 l\u2019ambiente e l\u2019atmosfera adatti a condurre a termine la stesura del suo <em>Cardinale<\/em>. La presenza del Testoni al castello non fu per\u00f2 limitata all\u2019estate del 1905 perch\u00e9 lo troviamo presente anche negli anni precedenti. Il Manservisi, come abbiamo visto, nel costruire il suo castello si era mosso in una prospettiva in qualche modo \u201csignorile\u201d ed in questo quadro si inseriscono anche gli inviti ai ricchi e colti amici bolognesi, appartenenti alla bella societ\u00e0 <em>fin de si\u00e8cle<\/em>, a trascorrere a Castelluccio qualche periodo nell\u2019estate. Proprio questa <em>colonia villeggiante <\/em>di ospiti del Manservisi organizz\u00f2 ripetutamente balli e feste, all\u2019interno del castello la cui costruzione proprio in quei primi anni del secolo era stata portata a termine. Di queste feste, alle quali partecipava regolarmente anche il Testoni e che si svolgevano ogni anno ed anche pi\u00f9 volte durante l\u2019estate, siamo informati solamente per quelle del 20 settembre 1902 e del 30 agosto 1903 delle quali possediamo i programmi a stampa che erano stati conservati da Carlo Righetti di Castelluccio20. Il primo di questi cartoncini riporta il programma di una delle feste del 1902, probabilmente la pi\u00f9 importante, e contiene sia il menu del pranzo, sia il testo di una canzone dal titolo \u201cCoro delle Col\u00f2ne della Stazione Climatica\u201d. Il termine <em>col\u00f2ne <\/em>non va interpretato riferito alle colonie scolastiche, poich\u00e9 in quel momento tale tipo di attivit\u00e0 assistenziale non era forse neppure nella mente del Manservisi, che le istitu\u00ec solamente col testamento del 1912. Il termine si riferisce invece sicuramente al femminile di <em>coloni<\/em>, cio\u00e8 alle signore appartenenti alla <em>colonia villeggiante<\/em>, le <em>col\u00f2ne <\/em>appunto. La lettura del testo conferma questa interpretazione, soprattutto perch\u00e9 il componimento \u00e8 scritto alla prima persona plurale femminile: A Castelluccio Ecco la vostra meta Dove la vita \u00e8 lieta E dove \u00e8 vano in cruccio. Bei giorni quieti Passiam fra i castagneti A rinforzar lo spiritoLontan dalla citt\u00e0. E i lieti d\u00ec Che passiam qui Dobbiamo ai gentili ospiti S\u00ec, S\u00ec \u2026 In comitiva Al Corno ed a Lizzano Mandiamo di lontano Il nostro caldo evviva . Ma Castelluccio Dove la vita \u00e8 lieta Quella \u00e8 la nostra meta E noi lo salutiam. Quando pei monti allegri n\u2019andiam Libere e forti in cor ci sentiam. Per castello fra i sorrisi Che qui ci offre Manservisi Noi liete siam E ringraziam. Poi se andiam di qua e di l\u00e0 Noi direm la verit\u00e0 Che passiam cari quass\u00f9 E bei d\u00ec di giovent\u00f9. E cla bona Sgnera Tisa La s\u2019 darev anch la camisa Acs\u00e9 in ste sit Ai stain pulid. E vultand per d\u2019 za per dl\u2019 l\u00e0 A dirain d\u2019andar a c\u00e0 A dirain con cor cunteint Ch\u2019 l\u2019\u00e8 una bona e brava zeint. Le parole del componimento furono scritte dallo stesso Alfredo Testoni, presente a Castelluccio in quell\u2019estate. Anche in questa poesia egli si esercit\u00f2 nel dialetto bolognese, a lui particolarmente congeniale e col quale aveva scritto sia poesie, sia commedie, sia veri e propri romanzi. Le ultime due strofe sono appunto in dialetto bolognese. In calce alla poesia si legge che il testo non era stato scritto per essere letto, ma per venire cantato sull\u2019aria del coro della \u201cGran Via\u201d, che era una mazurka tratta dall\u2019operetta con lo stesso titolo, scritta da un autore spagnolo, Federico Chueca (1846-1908), che la compose nel 1886. La costante presenza al castello di Castelluccio nelle estati di inizio secolo di un personaggio come il Testoni ci presenta una ricca colonia villeggiante ospite del Manservisi, formata dalla bella societ\u00e0 borghese della Bologna fra Otto e Novecento, intenta ad organizzare lietamente il proprio soggiorno, come era nella tradizione alto-borghese e nobiliare della <em>belle \u00e9poque<\/em>. Ancor pi\u00f9 significativo il secondo cartoncino, programma di un\u2019altra festa che si svolse l\u2019anno dopo, il 30 agosto 1903, molto pi\u00f9 complessa del semplice pranzo del 1902: in questo caso l\u2019attivit\u00e0 fu prevalentemente teatrale, con gli ospiti del Manservisi nelle vesti di attori dilettanti delle tre <em>pi\u00e8ces <\/em>rappresentate in quella occasione. Si trattava anche in questo caso, come lasciano ben intuire i cognomi elencati, di bolognesi amici del Manservisi e suoi ospiti. In particolare \u00e8 ancora citato Alfredo Testoni come \u201cPoeta della Compagnia\u201d, cio\u00e8 autore dei testi degli atti unici che vennero rappresentati. Tutti i componenti e le componenti del gruppo ospitato da colui che in qualche modo si presenta come un mecenate si impegnarono nell\u2019organizzazione, tanto che gli abiti vennero realizzati <em>da tutte le signore e signorine della colonia <\/em>villeggiante, dirette dalla padrona di casa, Teresa Manservisi moglie di Alessandro, e da Cesira Savini Testoni moglie di Alfredo. Un\u2019altra persona riconoscibile fra gli attori elencati \u00e8 Dina Poggi, che faceva la parte di <em>Nice pastorella <\/em>ed era una delle sarte impegnate nel negozio bolognese del Manservisi. L\u2019unica castelluccese presente nell\u2019elenco degli attori dilettanti impegnati nella festa sembra essere stata Teresa Bovini, che fece la parte del <em>Paggio della Regina di Grecchia <\/em>ed in seguito sarebbe divenuta maestra a Castelluccio21.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Feste e teatro al castello all\u2019inizio del Novecento: il commediografo Alfredo Testoni ospite di Alessandro Manservisi. \u00a0 Il Manservisi, come abbiamo visto, nel costruire il suo castello si mosse in una prospettiva in qualche modo \u201csignorile\u201d ed in questo quadro si inseriscono le sue frequentazioni dell\u2019alta borghesia e della nobilt\u00e0 bolognesi, ma anche e soprattutto<a href=\"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/feste-e-teatro-al-castello\/\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_mc_calendar":[],"footnotes":""},"class_list":["post-2264","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2264","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2264"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2264\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2265,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2264\/revisions\/2265"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}