{"id":2189,"date":"2015-03-07T16:24:57","date_gmt":"2015-03-07T15:24:57","guid":{"rendered":"http:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/?p=2189"},"modified":"2024-11-20T09:46:42","modified_gmt":"2024-11-20T08:46:42","slug":"il-progetto-architettonico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/il-progetto-architettonico\/","title":{"rendered":"Il  progetto architettonico"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0Il Castello Manservisi<\/strong>, come risulter\u00e0 chiaro in seguito, \u00e8 una villa classica che indossa un abito neo-medievale, il pi\u00f9 spettacolare abbigliamento che Alessandro Manservisi abbia mai confezionato. Il nostro sarto era chiaramente in sintonia con la moda dei tempi, che si riflette fedelmente nel nuovo abito da lui voluto per il Castello. Questo studio sull\u2019architettura del Castello inizier\u00e0 pertanto con una breve considerazione sul clima architettonico che esisteva quando quel nuovo abito fu concepito. Solo alla fine del 1300 si pu\u00f2 affermare che il feudalismo fosse completamente superato nella Montagna bolognese dalle forze comunali e che quindi il vecchio castello sparisse, tranne in quei pochissimi centri, nei quali per circostanze speciali il Comune rispett\u00f2 l\u2019antica giurisdizione signorile. Ma nemmeno dopo la scomparsa del castello feudale vero e proprio rimase quello comunale solo padrone del campo. Cominciarono a sorger castelli, che io chiamerei borghesi, costruiti dai nuovi ricchi, i quali, dopo aver combattuto e vinto i feudatari autentici, desiderarono assimilarsi a loro e possedere rocca e blasone. Questo l\u2019ebbero mediante diplomi di nobilt\u00e0, i quali molte volte furono manipolati dolosamente. La rocca fu ottenuta con maggior facilit\u00e0. L\u2019acquistarono da feudatari o la costruirono su ruderi illustri o nel luogo dove era stato un fortilizio. Raramente, o forse mai, l\u2019innalzarono in localit\u00e0, che non serbasse traccia dei vecchi castelli perch\u00e9 desideravano un nome, che risuonasse agli orecchi dell\u2019aristocrazia rinnovata. Queste costruzioni se possono avere importanza per la storia dell\u2019architettura non ne hanno alcuna per la storia civile. Simili castelli vanno sorgendo qua e l\u00e0 anche oggi per il fascino che esercitano le memorie feudali. Ma sono imitazioni. Lo spirito feudale mor\u00ec. \u00c8 un passaggio tratto dal capitolo iniziale del fondamentale libro di Arturo Palmieri <em>La Montagna Bolognese del Medio Evo<\/em>, pubblicato nel 1929, che non si riferisce, come si potrebbe pensare, al Castello del Signor Manservisi a Castelluccio ma a quelli eretti dai suoi predecessori cinque secoli prima. Evidentemente il desiderio di far rivivere il concetto del castello feudale, emulandone la raffigurazione architettonica e usurpandone la posizione geografica, era un tema gi\u00e0 attuale nel Quattrocento. Uno sguardo alla storia dell\u2019architettura europea mostra che questo \u00e8 stato un tema ricorrente nei secoli tra la caduta del feudalesimo e il sorgere dello stile neo-medievale nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. \u00c8 stato un tema particolarmente popolare nel nord Europa. Il celebre architetto inglese Christopher Wren lo ha utilizzato nella ricostruzione di alcune chiese di Londra dopo la distruzione causata dal Grande Incendio del 1666, e John Vanbrugh, suo ex assistente, pi\u00f9 noto per le grandi residenze barocche di campagna di Blenheim e Castle Howard, nel 1717 costru\u00ec in stile medievale anche la propria casa mentre in Scozia, durante il Settecento, molte ville di campagna adottavano lo stesso stile. L\u2019Italia ha pochi esempi precedenti all\u2019Ottocento, senza dubbio per la solidit\u00e0 della sua tradizione architettonica classica che per vari secoli antecedenti l\u2019ha messa all\u2019<em>avanguardia <\/em>della teoria architettonica. Nel corso dell\u2019Ottocento \u00e8 stato tuttavia evidente anche in Italia un ritorno del desiderio di far rivivere tutto ci\u00f2 che era medievale. Cos\u00ec osserva Cardini nel suo libro <em>Tra la Via Emilia e la Via della Seta<\/em>: <em>Fino dai primi dell\u2019Ottocento, e in qualche caso addirittura alla fine del Settecento, il medioevo romanico o gotico si era andato sostituendo, come stile alla moda, al neoclassico&#8230; <\/em>La tendenza si pu\u00f2 riscontrare in esempi isolati come la villa Cittadella Vigodarzere del 1816-52 per mano di Giuseppe Jappelli o il torrino merlato nel parco fiorentino dei marchesi Torrigiani costruito nel 1821 da Gaetano Baccani. Ma solo pi\u00f9 avanti nel secolo vediamo emergere un vero e proprio stile, con esempi come il Parco del Valentino del 1884 a Torino \u00a0o, pi\u00f9 localmente, la prima fase della Rocchetta del Conte Cesare Mattei a Riola. \u00c8 stato in questo clima architettonico che, nel 1886, <em>L\u2019antica modesta casa Nanni in Castelluccio fu poi da essi venduta al sarto Alessandro Manservisi che la trasformava in un castello di antico stile secondo il gusto e la moda di quegli anni <\/em>(G. B. Comelli).<\/p>\n<p><strong>Dal Libro \u201cun sarto e il suo castello a Castelluccio\u201d di Bill Homes e Renzo Zagnoni (2013)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Il Castello Manservisi, come risulter\u00e0 chiaro in seguito, \u00e8 una villa classica che indossa un abito neo-medievale, il pi\u00f9 spettacolare abbigliamento che Alessandro Manservisi abbia mai confezionato. 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