{"id":2240,"date":"2015-03-08T08:28:56","date_gmt":"2015-03-08T07:28:56","guid":{"rendered":"http:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/?p=2240"},"modified":"2024-11-20T09:46:41","modified_gmt":"2024-11-20T08:46:41","slug":"alessandro-manservisi-di-malalbergo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/alessandro-manservisi-di-malalbergo\/","title":{"rendered":"Alessandro Manservisi di Malalbergo"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Alessandro Manservisi di Malalbergo,\u00a0 sarto a Bologna e costruttore del\u00a0 castello di Castelluccio<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Le prime informazioni rinvenute sulla\u00a0 nascita e la famiglia di Alessandro\u00a0 sono state tratte sia dall\u2019atto di battesimo,\u00a0 che \u00e8 conservato nell\u2019archivio parrocchiale\u00a0 di Malalbergo, sia dalla scheda di\u00a0 famiglia, conservata nell\u2019anagrafe del Comune\u00a0 di Bologna4. Da entrambi risulta che egli\u00a0 nacque il 16 gennaio 1851 nella pianura\u00a0 bolognese, a Malalbergo. Fu battezzato il 19\u00a0 dello stesso mese nella parrocchia di Sant\u2019Antonio\u00a0 dall\u2019arciprete don Leonardo Giovannini\u00a0 e gli furono imposti i nomi di Alessandro e\u00a0 Antonio, mentre i <em>santoli<\/em>, cio\u00e8 i padrini,\u00a0 furono i fratelli Alessandro e Clotilde Poggi.\u00a0 Da entrambe le fonti risulta che il padre\u00a0 aveva nome Giocondo ed era nato a Malalbergo\u00a0 il 25 dicembre 1824, mentre le informazioni\u00a0 sulla madre divergono: secondo l\u2019anagrafe\u00a0 bolognese ebbe nome Rita Rosa\u00a0 Augusta Bastelli, nata a Santa Maria in Vado\u00a0 il 3 agosto 1823, mentre l\u2019atto di battesimo di\u00a0 Alessandro ce la presenta come Rita Poggi. I\u00a0 genitori si erano sposati a Malalbergo il 12\u00a0 novembre 1848 e tre anni dopo, nel 1851, era\u00a0 nato il primogenito Alessandro, mentre il 7\u00a0 gennaio del 1854 sarebbe nata la prima figlia\u00a0 Clotilde, divenuta poi maestra elementare. I\u00a0 documenti dell\u2019anagrafe del Comune di\u00a0 Bologna definiscono il padre Giocondo come\u00a0 <em>possidente e negoziante<\/em>. Egli sarebbe morto\u00a0 a Casalecchio il 30 dicembre 1898 e la madre\u00a0 il 15 novembre 1891.<\/p>\n<p>Dopo il 1858 troviamo la famiglia residente\u00a0 a Bologna. Non siamo certi a riguardo dei\u00a0 motivi che spinsero la famiglia a trasferirsi\u00a0 dal loro paese d\u2019origine in citt\u00e0, ma le cause\u00a0 devono probabilmente essere collegate alle\u00a0 vicende del padre, che aveva sicuramente\u00a0 avuto a che fare con la giustizia pontificia,\u00a0 probabilmente per motivi di carattere politico.\u00a0 Ricaviamo l\u2019informazione della sua\u00a0 incarcerazione dai documenti dell\u2019anagrafe\u00a0 del comune di Bologna: nel primo foglio di\u00a0 famiglia, steso nel 1858 al momento dell\u2019arrivo\u00a0 in citt\u00e0, \u00e8 scritto che in quel momento\u00a0 Giocondo era in carcere, poich\u00e9 in precedenza\u00a0 era stata condannato addirittura all\u2019ergastolo.\u00a0 La stessa fonte annota che egli\u00a0 aveva scontato dapprima la sua pena nel\u00a0 \u2018bagno\u2019, nel bagno penale cio\u00e8 nella prigione,\u00a0 di Santo Stefano di Ventotene, oggi in\u00a0 provincia di Latina, mentre nel 1858, al\u00a0 momento del trasferimento della famiglia, si\u00a0 trovava nel carcere di Ancona. Sarebbe uscito\u00a0 solamente il 20 febbraio 1883, tanto che\u00a0 lo troviamo nei documenti dell\u2019anagrafe\u00a0 convivente con la famiglia solamente\u00a0 dall\u2019ottobre dello stesso anno.\u00a0 Giuseppe Pranzini di Castelluccio5 ci riferisce\u00a0 che i suoi genitori ricordavano un certo\u00a0 parente di Alessandro Manservisi, soprannominato\u00a0 Caino, che quando essi erano giovani\u00a0 nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento aveva\u00a0 ancora le cicatrici alle caviglie causate dai\u00a0 ferri che avrebbe portato durante una sua\u00a0 non precisata permanenza nelle galere bolognesi.\u00a0 Si dice che questo Caino fosse a capo\u00a0 di una banda di \u201cbriganti\u201d, che tra i loro\u00a0 obbiettivi, oltre a quello classico della mentalit\u00e0\u00a0 popolare di rubare ai ricchi per dare ai\u00a0 poveri, avevano quello di ammazzare dei\u00a0 religiosi. Il ricordo ancora vivo nella memoria\u00a0 popolare potrebbe forse riferirsi a Giocondo,\u00a0 padre di Alessandro, che essendo\u00a0 rientrato in famiglia nel 1883 per morire nel\u00a0 1891, potrebbe essere venuto a Castelluccio\u00a0 poco dopo l\u2019acquisizione delle case Nanni\u00a0 Levera da parte del figlio Alessandro nel\u00a0 1886 ed essere quindi ricordato generica mente dalla tradizione popolare come \u2018un\u00a0 parente\u2019, pur essendo il padre. Ma si tratta\u00a0 solo di una congettura. Sarebbe interessante\u00a0 anche conoscere il reato commesso da Giocondo,\u00a0 ma dal complesso della documentazione\u00a0 mi sembra si possa intuire fosse un\u00a0 reato di tipo politico.\u00a0 Quel che risulta certo \u00e8 che, senza la presenza\u00a0 del padre, la famiglia si trasfer\u00ec a Bologna\u00a0 nel 1858.<\/p>\n<p>Alessandro, fanciullo di sette anni,\u00a0 arriv\u00f2 infatti in citt\u00e0 in quell\u2019anno con la\u00a0 sola madre e con la sorellina Clotilde che di\u00a0 anni ne aveva solamente quattro.\u00a0 Estremamente interessante ci\u00f2 che troviamo\u00a0 nello stesso primo foglio di famiglia dell\u2019anagrafe\u00a0 bolognese: l\u2019annotazione scritto\u00a0 sicuramente in una data successiva all\u2019arrivo.\u00a0 In questo documento Alessandro dichiar\u00f2\u00a0 di svolgere l\u2019attivit\u00e0 di <em>scrittore ora\u00a0 negoziante<\/em>. Non abbiamo nessun altro indizio\u00a0 di questa definizione di <em>scrittore<\/em>, che\u00a0 resta l\u2019unica nel panorama delle fonti consultate,\u00a0 ma rimane significativa del fatto che\u00a0 l\u2019Alessandro giovane affermava di se stesso\u00a0 di avere in qualche modo a che fare col\u00a0 mondo dei libri e della cultura, un mondo\u00a0 che sicuramente contribu\u00ec in modo notevole\u00a0 a far nascere nella sua mente l\u2019idea della\u00a0 costruzione del suo fantastico castello.\u00a0 Il 5 settembre 1889, a trentotto anni, Alessandro\u00a0 spos\u00f2 Teresa Carlotta Bastelli, che\u00a0 era nata a Bologna il 22 ottobre 1852 da\u00a0 Cesare e da Maria Luigia Lipari. I documenti\u00a0 dell\u2019anagrafe bolognese la definiscono\u00a0 <em>sartina<\/em>. Sarebbe morta dieci anni dopo il\u00a0 marito, il 3 ottobre 1922. Non ebbero figli\u00a0 ed anche questo fatto spiega la decisione di\u00a0 Alessandro prima di costruire il castello ed\u00a0 in seguito di devolvere la maggior parte\u00a0 della sua eredit\u00e0 per la costrizione della\u00a0 colonia scolastica.\u00a0 Da alcuni documenti della Camera di Commercio\u00a0 di Bologna6 traiamo le informazioni\u00a0 relative all\u2019inizio ed agli sviluppi della sua\u00a0 attivit\u00e0 di sarto: risulta infatti che nel 1875\u00a0 egli aveva aperto nella centralissima e molto\u00a0 elegante via Ugo Bassi un negozio di sartoria,\u00a0 che nel corso degli anni divenne uno dei\u00a0 pi\u00f9 di moda della citt\u00e0. Lo si apprende da\u00a0 una lettera circolare a stampa con la quale\u00a0 egli trasmetteva alcune comunicazioni relative\u00a0 al proprio negozio ad una clientela che,\u00a0 dal tenore della stessa lettera e dall\u2019elegante\u00a0 forma grafica, risulta appartenesse all\u2019alta\u00a0 borghesia o alla nobilt\u00e0.\u00a0 6 Fascicolo intestato alla ditta in ACC, <em>Registro delle\u00a0 ditte<\/em>.\u00a0 L\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0 nel 1875 \u00e8 documentato\u00a0 da alcune lettere: con la prima del 18 ottobre\u00a0 il Manservisi avanz\u00f2 al sindaco di Bologna\u00a0 la richiesta di <em>affittargli i due negozi annessi\u00a0 alla Farmacia Zarri sotto il portico della\u00a0 Gabella Vecchia<\/em>. Nella stessa lettera egli\u00a0 parl\u00f2 anche dell\u2019attivit\u00e0 che aveva intenzione\u00a0 di avviare, consistente in quel momento\u00a0 nello smercio di vestiti. La richiesta riguardava\u00a0 il periodo <em>incominciando da oggi fino\u00a0 al 15 aprile p.v.<\/em>. La risposta (o gran velocit\u00e0\u00a0 delle antiche burocrazie!!!) \u00e8 datata al giorno\u00a0 seguente, e con essa il sindaco respingeva\u00a0 la richiesta <em>non essendo disponibili le\u00a0 Botteghe richieste a quest\u2019ora gi\u00e0 impegnate<\/em>.\u00a0 In qualche modo, a noi per\u00f2 sconosciuto,\u00a0 egli riusc\u00ec comunque nel suo intento ed\u00a0 anche in modo molto sollecito, poich\u00e9 il 9\u00a0 novembre dello stesso anno con una lettera\u00a0 egli chiedeva al sindaco di <em>poter mettere\u00a0 sopra al mio negozio ad uso di Sartoria,\u00a0 posto sotto il portico della Gabella un cartello\u00a0 attaccato al muro di colore nero con\u00a0 lettere bianche della lunghezza di m. 2,70 e\u00a0 dell\u2019altezza di m. 0,80 <\/em>con la dicitura della\u00a0 ditta. Una richiesta come questa sottintendeva\u00a0 il fatto che il negozio fosse gi\u00e0 stato\u00a0 aperto. La risposta questa volta fu positiva,\u00a0 segno evidente che, dalla prima risposta\u00a0 negativa del 19 ottobre la situazione era\u00a0 mutata e che, per qualche motivo a noi sconosciuto,\u00a0 l\u2019amministrazione comunale di\u00a0 Bologna nel giro di una ventina di giorni\u00a0 aveva cambiato idea, affittando ad Alessandro\u00a0 Manservisi un negozio nell\u2019attuale via\u00a0 Ugo Bassi. Solamente cinque giorni dopo il\u00a0 nostro sarto scrisse di nuovo al sindaco per\u00a0 chiedere di poter mettere un analogo cartello\u00a0 pubblicitario anche nelle parti laterali del\u00a0 negozio con scritte addirittura in inglese e\u00a0 francese (<em>tailleur <\/em>e <em>tailor<\/em>) ed un\u2019altra ancora\u00a0 nella volta <em>con dicitura in tedesco <\/em>(<em>Schneider<\/em>).\u00a0 Anche l\u2019idea di pubblicizzare il negozio\u00a0 presso una clientela di tipo internazionale\u00a0 risulta davvero significativo del livello di\u00a0 importanza che lo stesso Manservisi attribuiva alla sua attivit\u00e07.\u00a0 Il fatto che il Manservisi avesse idea di allargare\u00a0 la sua attivit\u00e0 che all\u2019inizio si limitava\u00a0 al commercio di confezioni \u00e8 confermato da\u00a0 una lettera da lui inviata il 22 novembre\u00a0 1884 alla Camera di Commercio, nella quale\u00a0 egli stesso afferma che tre anni prima, nel\u00a0 1881, aveva allargato l\u2019oggetto del suo commercio,\u00a0 con l\u2019apertura di una calzoleria.\u00a0 I documenti successivi rinvenuti si riferiscono\u00a0 all\u2019ultimo decennio del secolo, il periodo\u00a0 in cui egli aveva gi\u00e0 acquisito la tenuta di\u00a0 Castelluccio e stava trasformando l\u2019edificio\u00a0 principale nel suo castello. Il 25 ottobre\u00a0 1897 egli scrisse alla Camera di Commercio\u00a0 per comunicare lo spostamento del suo\u00a0 negozio in locali di sua propriet\u00e0 (ex Caff\u00e8\u00a0 Grigioni, sotto il portico della Gabella Vecchia),\u00a0 sempre in via Ugo Bassi angolo vicolo\u00a0 Ghirlanda. L\u2019apertura del nuovo negozio\u00a0 si sarebbe realizzata a partire dall\u20198 maggio\u00a0 successivo, assieme alla conseguente vendi-\u00a0 7 ASCBO, tit. IV, rub. 1, sez. 2, fasc. \u201cFabbricato Comunale\u00a0 di Canton de\u2019 Fiori. Locazioni\u201d, n. 9426.\u00a0 ta a prezzi scontati delle merci ivi esistenti,\u00a0 <em>confezionate e da confezionarsi<\/em>. Egli comunic\u00f2\u00a0 anche di aver assunto due nuovi sarti,\u00a0 Emiliano Carloni <em>per la parte borghese <\/em>e\u00a0 Achille Tumolillo <em>anche per la parte militare,\u00a0 livree ecc<\/em>.. Una seconda lettera a stampa\u00a0 del 15 settembre 1899 ci informa che era\u00a0 stato assunto come <em>tagliatore-sarto <\/em>anche\u00a0 Felice Aldrovandi, che venne affiancato al\u00a0 Tumolillo8.\u00a0 L\u2019assunzione di un nuovo sarto <em>per la parte\u00a0 militare <\/em>documenta un ulteriore allargamento\u00a0 dell\u2019attivit\u00e0 di sartoria alla confezione di\u00a0 uniformi. L\u2019intenzione di impegnarsi anche\u00a0 in questo ambito produttivo \u00e8 confermata\u00a0 dal fatto che in varie occasioni il Manservisi\u00a0 richiese alla Camera di Commercio apposite\u00a0 certificazioni che attestassero le sue capacit\u00e0\u00a0 e competenza nel confezionare uniformi. In\u00a0 risposta a queste richieste la Camera di\u00a0 Commercio in varie successive occasioni\u00a0 che la ditta Manservisi <em>\u00e8 idonea ad adire\u00a0 alle aste assumere forniture <\/em>come quelle per\u00a0 le divise della Guardia di Finanza e per l\u2019esercito.\u00a0 Questi certificati si riferiscono agli\u00a0 anni dal 1901 al 1907 e, assieme all\u2019assunzione\u00a0 del Tumolillo, furono la base di partenza\u00a0 per poter partecipare agli appalti delle\u00a0 divise di vari corpi di tipo militare o bandistico\u00a0 soprattutto appartenenti al Comune di\u00a0 Bologna.\u00a0 L\u2019attivit\u00e0 del rinnovato negozio \u00e8 in qualche\u00a0 modo descritta da Pompeo Colombini di\u00a0 Bologna, che evidentemente era uno degli\u00a0 uomini di fiducia della Camera di Commercio\u00a0 e svolgeva l\u2019attivit\u00e0 di esportatore di\u00a0 salumi suini. Proprio a costui la stessa\u00a0 Camera si era rivolta per avere informazioni\u00a0 sul nostro sarto ed egli cos\u00ec rispose: <em>\u00c8 a mia\u00a0 conoscenza come il sig. Alessandro Manservisi\u00a0 esercita in vasta scala l\u2019industria della\u00a0 Sartoria in Bologna figurando fra le primarie\u00a0 del Comune<\/em>. La scelta di trovare nuovi\u00a0 committenti, anche pubblici, per la sua attivit\u00e0\u00a0 \u00e8 confermata dal fatto che un\u2019altra delle\u00a0 lettere a stampa di tipo circolare rinvenute\u00a0 nell\u2019archivio della Camera di commercio\u00a0 reca a sinistra lo stemma del Comune di\u00a0 Bologna, di cui il Manservisi era divenuto\u00a0 fornitore. Troviamo lo stesso stemma anche\u00a0 in vari luoghi del suo castello, dove egli si\u00a0 premur\u00f2 di inserirlo. Uno di essi, elegantemente\u00a0 scalpellato in pietra con la scritta\u00a0 BONONIA, si trova sul muro che d\u00e0 sul\u00a0 parco ed un secondo sulla torre dell\u2019attuale\u00a0 museo LabOrantes. Un terzo stemma si\u00a0 trova riprodotto su uno dei piatti in maiolica,\u00a0 inseriti nella muratura sotto il portico a tre \u00a0archi dello stesso castello.\u00a0 La stessa lettera reca in alto a destra anche\u00a0 lo stemma del proprietario, che rappresentava\u00a0 una mano. Sembrerebbe che questo sia il\u00a0 primo documento iconografico in cui compare\u00a0 tale emblema, che per un borghese\u00a0 rampante della Bologna <em>fin de si\u00e8cle <\/em>voleva\u00a0 rappresentare un ulteriore elemento pubblicitario\u00a0 e ed segno della crescita nel prestigio\u00a0 sociale fra le classi emergenti cittadine. Un\u00a0 precedente stemma sembra essere quello in\u00a0 pietra lavorata che si trova nel castello e che\u00a0 reca le iniziali con la data 1852, e forse quello\u00a0 della mano in rilievo. Lo stemma con la\u00a0 mano aperta che compare nella carta intestata\u00a0 in seguito sarebbe stato ripetuto in mille\u00a0 modi e reiterato su mille materiali nelle\u00a0 pareti e all\u2019interno del castello (ad affresco,\u00a0 su pietra, in terracotta, in ferro battuto).\u00a0 Oltre allo stemma \u00e8 documentato anche il\u00a0 motto <em>Semper vigilat <\/em>rappresentato in modo\u00a0 ripetitivo ed in funzione decorativa nelle\u00a0 parete e soffitto dello scalone d\u2019onore che\u00a0 mette in comunicazione il piano che d\u00e0 sul\u00a0 giardino inferiore al piano superiore. Si\u00a0 trova anche inciso in una piccola lapide in\u00a0 arenaria assieme ad un uccello che sembra\u00a0 essere un gallo, un animale molto adatto ad\u00a0 incarnare il motto stesso.<\/p>\n<p>L\u2019evidente tendenza all\u2019auto-celebrazione di Alessandro \u00e8 ampiamente documentata\u00a0 ancora dagli stemmi e dalle lapidi che egli\u00a0 fece murare in momenti diversi sulle pareti\u00a0 del castello. Il pi\u00f9 significativo in questa\u00a0 prospettiva \u00e8 sicuramente lo stemma del\u00a0 comune di Malalbergo realizzato in pietra,\u00a0 che reca la data 1851, anno di nascita dello\u00a0 stesso Alessandro. Lo stesso stemma \u00e8 reiterato\u00a0 anche in uno dei piatti murati sotto al\u00a0 portico.\u00a0 La crescita nella scala sociale \u00e8 strettamente\u00a0 legata al successo del negozio di sartoria e\u00a0 confezioni, che in breve tempo divenne uno\u00a0 dei principali della citt\u00e0 di Bologna, ubicato\u00a0 nella centralissima via Ugo Bassi all\u2019angolo\u00a0 con la via che in quel tempo era detta via\u00a0 Ghirlanda. Dai legati che egli, col testamento\u00a0 del 2 ottobre 1911, lasci\u00f2 ai suoi dipendenti,\u00a0 risulta che in quegli anni lavoravano\u00a0 al negozio il <em>tagliatore di sartoria <\/em>Attilio\u00a0 Guerra, i <em>lavoranti di sartoria <\/em>Aldo Domenichini\u00a0 e Antonio dall\u2019Olio, i facchini Vincenzo\u00a0 Maccaferri e Venusto Armaroli, il\u00a0 garzone Epaminonda Gozzi, le lavoranti\u00a0 Cesira Campanini e Melina Tartarini: un\u00a0 gruppo di dipendenti di tutto rispetto per un\u00a0 semplice negozio, anche se ubicato nel centro\u00a0 di Bologna9. Ancor pi\u00f9 significativo\u00a0 l\u2019inventario steso nei giorni dal 13 al 18\u00a0 maggio 1912 (il Manservisi era morto il 7\u00a0 aprile precedente) dal rigattiere Pio Dalfiume,\u00a0 dal quale apprendiamo che il negozio\u00a0 era ampio e ben attrezzato, poich\u00e9 comprendeva\u00a0 i seguenti vani: <em>Camera uso scrittoio,\u00a0 Locale Confezioni, Locale Tagliatori, Andito\u00a0 che mette ai Gabinetti di Prova, 2 Gabinetti\u00a0 di Prova, Laboratorio, Magazzeno\u00a0 sotterraneo in diversi locali<\/em>. Anche l\u2019inventario\u00a0 della mobilia, delle stoffe e delle confezioni\u00a0 contenute al momento della morte di\u00a0 Alessandro mostrano un negozio particolar-\u00a0 9 ACM, cart. 2, fasc. 58, \u201cStato attivo e passivo del patrimonio\u00a0 relitto dal Sig. Alessandro Manservisi e divisione\u00a0 conseguente le disposizioni testamentarie\u201d, anno\u00a0 1912. Due volumi di inventari dei suoi beni stesi dopo\u00a0 la sua morte in ACM, cart. 1, fascicoli 2 e 3.\u00a0 mente elegante. Elenco solamente alcuni fra\u00a0 i pi\u00f9 significativi, scelti fra i numerosissimi\u00a0 arredi: sei vetrine <em>fornite di un grande cristallo\u00a0 e specchi ai laterali, soffitto in legno\u00a0 noce <\/em>con nove lampade ed altre due simili\u00a0 all\u2019ingresso; scansie ed armadi numerosi ed\u00a0 ampi; due banchi di castagno entrambi da\u00a0 metri 2 per 0,58 ed altri tre simili di metri 2\u00a0 per 0,74, tutti forniti di piedi torniti; un <em>bureau\u00a0 di legno castagno fornito di vetri stampati,\u00a0 bucchetta nel centro e tavolato nell\u2019interno<\/em>;\u00a0 una cassaforte di centimetri 62 per 55;\u00a0 ampie specchiere; un <em>orologio a muro con\u00a0 incassatura di legno castagno<\/em>; anche i\u00a0 camerini di prova risultano particolarmente\u00a0 eleganti, con ampie specchiere, sedie e poltrone\u00a0 imbottite, vetrate ed attaccapanni a\u00a0 muro in ottone10.\u00a0 Possediamo una descrizione dello stabile in\u00a0 cui era collocata la sartoria, contenuta nella\u00a0 stima che fu stesa dall\u2019ingegner Giulio Marcovigi\u00a0 nel 1919, in occasione della sua vendita.\u00a0 Dal punto di vista architettonico l\u2019edificio\u00a0 comprendeva <em>due corpi di fabbrica\u00a0 riuniti fra loro, l\u2019uno dei quali prospetta la\u00a0 Via Ugo Bassi e l\u2019altro la Via Ghirlanda.\u00a0 Verso la Via Ugo Bassi esso comprende, al\u00a0 piano terreno, sette arcate di cui le estreme\u00a0 soltanto per met\u00e0, di un massiccio porticato che si estende con la stessa veste architettonica,\u00a0 lungo la via, ai fabbricati adiacenti<\/em>. Al\u00a0 di sopra si elevava il fabbricato <em>con aspetto\u00a0 assai modesto <\/em>(\u2026) <em>parte del quale \u00e8 a due\u00a0 piani e parte ad un sol piano oltre il granaio<\/em>.\u00a0 Sotto il portico si trovavano tre negozi\u00a0 dei quali il pi\u00f9 importante era quello d\u2019angolo,\u00a0 che aveva quattro mostre verso via Ugo\u00a0 Bassi. Ai due piani superiori si trovavano un\u00a0 ufficio e vari appartamenti di abitazione,\u00a0 assieme a vasti <em>granai<\/em>, termine bolognese\u00a0 che significa soffitte11.\u00a0 11 ACM, cart. 2, fasc. 76, Stima del 26 marzo 1919.\u00a0 Negli anni Ottanta dell\u2019Ottocento Alessandro\u00a0 Manservisi riusc\u00ec anche ad inserirsi fra i\u00a0 fornitori ufficiali del Comune di Bologna.\u00a0 Da una documentazione degli anni 1884-\u00a0 1885 apprendiamo che in quel periodo egli\u00a0 realizz\u00f2 62 nuove divise per la banda municipale:\u00a0 il 17 giugno la Commissione pubblica\u00a0 istruzione scrisse al sindaco sollecitandolo\u00a0 ad acquistare le nuove uniformi in tempi\u00a0 brevi, perch\u00e9 il corpo musicale aveva intenzione\u00a0 di partecipare, il 2 e 3 agosto seguenti,\u00a0 ad un importante concorso internazionale di\u00a0 musica. A tal fine vennero raccolte dal\u00a0 comune tre proposte di varie ditte, delle quali quella del Manservisi era stata sollecitata\u00a0 dagli assessori Dallolio e Mancinelli e\u00a0 dal capo musica, segno chiaro che egli era\u00a0 evidentemente ben introdotto nell\u2019ambiente\u00a0 comunale bolognese. Il 20 seguente la stessa\u00a0 Commissione scrisse ancora al sindaco,\u00a0 riconoscendo come l\u2019offerta del Manservisi\u00a0 fosse la migliore. Uno degli elementi per il\u00a0 quale l\u2019appalto venne assegnato proprio a lui\u00a0 \u00e8 che egli si impegn\u00f2 a consegnare il lavoro\u00a0 entro il 20 luglio, in tempo cio\u00e8 per la partecipazione\u00a0 al concorso. Anche il costo di 95\u00a0 lire di ciascuna divisa per una spese totale di\u00a0 5890 lire fu considerato concorrenziale. I\u00a0 denari occorrenti sarebbero stati sborsati\u00a0 dagli stessi musicanti, mentre il comune\u00a0 avrebbe pagato solamente per i dodici alunni.\u00a0 Quattro giorni dopo, il 24 giugno, la\u00a0 giunta deliber\u00f2 di assegnare l\u2019appalto al\u00a0 Manservisi <em>che ha gi\u00e0 servito con soddisfazione\u00a0 il Comune pei vestiari dei Sorveglianti\u00a0 Municipali<\/em>. La fornitura delle divise per la\u00a0 banda non era stata dunque la prima ed\u00a0 unica del Manservisi al comune, ma egli gi\u00e0\u00a0 in precedenza aveva eseguito lavori di sartoria\u00a0 per l\u2019ente. Il lavoro fu eseguito secondo\u00a0 la scadenza stabilita, poich\u00e9 la fattura finale\u00a0 porta la data 31 luglio 1884, mentre una\u00a0 seconda fattura per 58 uniforni al prezzo di\u00a0 lire 95 l\u2019una ed un totale di 5.510 lire \u00e8 datata\u00a0 4 dicembre 1884.\u00a0 Dall\u2019intestazione della fattura emessa dalla\u00a0 ditta apprendiamo la precisa denominazione\u00a0 dell\u2019attivit\u00e0: <em>Alessandro Manservisi Magazzini\u00a0 di Sartoria Civile e Militare. Calzoleria\u00a0 da Uomo e da Donna. Deposito Abiti Confezionati<\/em>.\u00a0 Dalla stessa lettera apprendiamo\u00a0 anche che a quella data oltre alla sede delle\u00a0 logge della Gabella Vecchia, proprio all\u2019inizio\u00a0 di via Ugo Bassi, la ditta aveva aperto\u00a0 una succursale in via D\u2019Azeglio n 15\/B.\u00a0 Un\u2019altra fornitura al comune di Bologna \u00e8\u00a0 documentata nel 1890 da un carteggio\u00a0 dell\u2019Archivio storico comunale: dopo aver\u00a0 bandito la gara per la realizzazione di 54\u00a0 nuove divise per le guardie municipali, i\u00a0 funzionari del Comune l\u201911 giugno aprirono\u00a0 i plichi sigillati delle offerte. Evidentemente\u00a0 fu il Manservisi a vincere la gara, poich\u00e9 il\u00a0 28 giugno conferm\u00f2 la sua offerta come da\u00a0 capitolato ad un costo di lire 66,90 per ciascuna\u00a0 uniforme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Alessandro Manservisi di Malalbergo,\u00a0 sarto a Bologna e costruttore del\u00a0 castello di Castelluccio Le prime informazioni rinvenute sulla\u00a0 nascita e la famiglia di Alessandro\u00a0 sono state tratte sia dall\u2019atto di battesimo,\u00a0 che \u00e8 conservato nell\u2019archivio parrocchiale\u00a0 di Malalbergo, sia dalla scheda di\u00a0 famiglia, conservata nell\u2019anagrafe del Comune\u00a0 di Bologna4. Da entrambi risulta che egli\u00a0<a href=\"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/alessandro-manservisi-di-malalbergo\/\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-2240","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-anno-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2240"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2241,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2240\/revisions\/2241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}