{"id":514,"date":"2015-12-14T15:54:39","date_gmt":"2015-12-14T14:54:39","guid":{"rendered":"http:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/?p=514"},"modified":"2024-12-05T18:53:55","modified_gmt":"2024-12-05T17:53:55","slug":"prosegue-fino-al-18-agosto-nelle-sale-del-secondo-piano-del-castello-manservisi-la-mostra-di-pittura-ritorno-a-castelluccio-di-giovanni-pivetta-sono-esposti-piu-di-130-lav","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/castellomanservisi.it\/wordpress\/prosegue-fino-al-18-agosto-nelle-sale-del-secondo-piano-del-castello-manservisi-la-mostra-di-pittura-ritorno-a-castelluccio-di-giovanni-pivetta-sono-esposti-piu-di-130-lav\/","title":{"rendered":"MOSTRA DI PITTURA \u201cRITORNO A CASTELLUCCIO\u201d DI GIOVANNI PIVETTA"},"content":{"rendered":"<p>NELLE SALE DEL SECONDO PIANO DEL CASTELLO MANSERVISI LA MOSTRA DI PITTURA \u201cRITORNO A CASTELLUCCIO\u201d DI GIOVANNI PIVETTA &#8211; SONO ESPOSTI PIU\u2019 DI 130 LAVORI. L\u2019INAUGURAZIONE E\u2019 AVVENUTA IL 15 LUGLIO CON UNA RELAZIONE DI FRANCESCO ZAGNONI RELAZIONE CHE SARA\u2019 PUBBLICATA NEL PROSSIMO NUMERO DELLA RIVISTA NUETER<\/p>\n<p>VI PROPONIAMO L\u2019ARTICOLO SULLE VETRATE DI GIOVANNI PIVETTA DISEGNATE PER LA CHIESA DI CASTELLUCCIO NEL 1954 E APPARSO SUL NEMERO DI DICEMBRE 2011 DELLA RIVISTA NUETER<\/p>\n<p>Un pittore a Castelluccio:<br class=\"autobr\" \/>le vetrate della chiesa parrocchiale di Giovanni Pivetta<\/p>\n<p>di Marina e Daniela Pivetta<\/p>\n<p>Quando Renzo Zagnoni ci ha chiesto di pensare all\u2019allestimento dei lavori di pap\u00e0 in occasione della fine della ristrutturazione del tetto della chiesa di Castelluccio, dove sono collocate le quattro vetrate da lui disegnate, abbiamo pensato che una mostra al Castello Manservisi avrebbe avuto un senso. Nostro padre non ha lavorato solo a Venezia e a Feltre-Belluno dove ha vissuto, ma ha dipinto, e non poche cose, anche a Castelluccio. Era qui che si trascorreva e, noi figlie, continuiamo a trascorrere da pi\u00f9 di sessant\u2019anni, l\u2019estate. La casa della nonna Ida, la nonna materna, una delle tante Pranzini di questo borgo, da giugno a met\u00e0 settembre si riempiva all\u2019inverosimile con cugini, zii, parenti, amiche e amici che potevano godere di quell\u2019accoglienza, quasi sacra, che poi \u00e8 diventata parte della nostra cultura. Un affollamento che spesso il pap\u00e0 rifuggiva allontanandosi con cavalletto e colori o cercando la compagnia di Giuseppe Pranzini con il quale scambiava volentieri una chiacchiera sul rapporto tra artigianato e arte. Entrambi, infatti, stavano sperimentando le due diverse modalit\u00e0 creative. In quel periodo non fece solo paesaggi ma anche molti ritratti ai parenti di Casatelluccio della mamma. <br class=\"autobr\" \/>S\u00ec, una mostra di Giovanni Pivetta a Castelluccio diventa quasi un obbligo soprattutto dopo aver organizzato le prime due l\u00e0 dove il pap\u00e0 \u00e8 nato e ha vissuto negli ultimi anni della sua vita che si \u00e8 conclusa nel 2001. La prima mostra \u00e8 stata allestita a Feltre nel 2003, al palazzo Cingolani e l\u2019altra a Belluno nel 2007 alla Crepadona. Perch\u00e9 no, dunque, una al Castello Manservisi nel 2012?<br class=\"autobr\" \/>Ma tornando alla ristrutturazione del tetto della chiesa dove sono collocate le quattro vetrate e alla richiesta di Renzo di ricostruire la storia di questi lavori, bisogna dire che non abbiamo nessuna documentazione scritta, quello che ci rimane \u00e8 il ricordo di quel tempo lontano, quando noi eravamo bambine di sei, sette anni. <br class=\"autobr\" \/>Siamo a Venezia nella casa di calle Caotorta vicino a campo Sant\u2019Angelo. Il pap\u00e0 e seduto al tavolo di marmo della grande cucina a piano terra, davanti a s\u00e9 ha dei fogli con degli schizzi, in altri il disegno \u00e8 pi\u00f9 definito, ha in mano dei gessi colorati, su alcuni fogli i colori hanno una campitura araldica, il pap\u00e0 non li sfuma: il blu \u00e8 blu, il rosso, rosso e il giallo deve essere giallo, quel giallo. Chiediamo il perch\u00e9. Ci spiega che quando far\u00e0 i cartoni per consegnarli in vetreria, i mastri vetrai dovranno sapere quale sar\u00e0 il colore dei vetri da assemblare e il vetro non ha sfumature ha un colore unico. Ecco perch\u00e9 quei disegni sono cos\u00ec diversi dagli altri sul tavolo, dove aveva tratteggiato invece visibili sfumature. Il pap\u00e0 dava sempre una risposta ad ogni nostro perch\u00e9. Ma dove avrebbe fatto i cartoni che senz\u2019altro sarebbero stati pi\u00f9 grandi del gi\u00e0 grande tavolo della cucina? Nel suo studio fu la risposta. Una grande stanza della casa vicino al giardino, non era andato l\u00ec ha disegnare perch\u00e9 solo in cucina faceva caldo, mentre nello studio non c\u2019era la stufa e a Venezia l\u2019inverno \u00e8 freddo e umido e, in particolar modo, quell\u2019inverno. Eravamo intorno alla met\u00e0 degli anni Cinquanta. In casa si diceva che la laguna si era ghiacciata per alcuni tratti e di ghiaccio era anche il latte nella bottiglia di vetro che il nonno comprava da Nane in calle della Mandorla. In quel periodo in casa non si parlava solo delle vetrate della chiesa di Casteluccio che ad alcuni erano piaciute mentre ad altri no o della laguna ghiacciata, ma anche della rivolta di Ungheria. Un argomento che trasformava pranzi e cene in discussioni accesissime. Il nonno era socialista. La nonna badava a noi. Il pap\u00e0 e la mamma erano comunisti.<br class=\"autobr\" \/>Mentre disegnava i bozzetti per le vetrate ricordo che il pap\u00e0 ci spieg\u00f2 come i maestri vetrai riunivano tra loro i vari pezzi di vetro colorati. \u00c8 un modo -ci disse- di lavorare che era nato in Francia intorno al 1100. Poi quel racconto che aveva il ritmo e l\u2019alone della favola lo riscontrammo nei volumi di storia dell\u2019arte che erano in casa a nostra disposizione. Avevamo l\u2019abitudine di consultarli fin da piccole perch\u00e9 erano libri ricchi di immagini e colori ma anche di storie avvincenti come le vite degli artisti. Cos\u00ec, pi\u00f9 avanti negli anni, scoprimmo che i racconti del pap\u00e0 non erano soltanto favole ma storia che poteva essere letta sui libri. Cos\u00ec nella nostra memoria non si cancell\u00f2 pi\u00f9 il ricordo della vetrate e di come venivano fatte\u2026 la tecnica per disegnare il vetro nata in Francia si diffuse soprattutto nell\u2019Europa del nord: Belgio, Germania, Olanda\u2026 nel medioevo, non si potevano ottenere lastre di grandi dimensioni, ogni finestra doveva essere composta da pi\u00f9 pezzi messi assieme. Per questo motivo utilizzavano dei vetri colorati uniti tra loro con dei listelli di piombo la cui sezione era a forma di \u201cH\u201d. Questi vetri venivano poi tagliati seguendo i disegni fatti in precedenza, dopo averli sagomati si incastravano tra le due ali del listello di piombo. Ogni listello veniva saldato a quello contiguo in modo da ricomporre il disegno previsto dal cartone. Il tutto era tenuto assieme da una cornice di ferro che veniva murata alla finestra. Un po\u2019 di tempo dopo, mentre in casa discutevano ancora delle vetrate, chiedemmo alla mamma perch\u00e9 usavano il piombo e non il ferro per unire i vetri, ovvio, ci rispose, perch\u00e9 il piombo \u00e8 morbido, malleabile e facilmente pu\u00f2 seguire la forma del disegno. La cosa ci convinse ma quello che non ci convinceva era come si riusciva ad avere dei pezzi di vetro con disegnati occhi, capelli, mani o muscoli, come se il vetro fosse un foglio di carta dove ogni sfumatura era possibile. A questo punto la mamma che insegnava disegno ci fece una specie di lezione sulle vetrate gotiche. \u00c8 proprio in Francia, dove per la prima volta si pens\u00f2 alla possibilit\u00e0 di vetrate colorate e dipinte, che venne sperimentata la grisaille. Era una sostanza ottenuta dal miscuglio di polveri di vetro e di ossidi ferrosi macinati e impastati con acqua e colle animali. Questa poltiglia veniva spalmata sui pezzi di vetro da decorare e, una volta secca, con uno stilo di legno si graffiava riportando, dove serviva, la trasparenza del vetro sottostante. L\u2019impasto si lasciava dove si voleva che rimanesse quel segno che delineava viso, mani, piedi o il paesaggio\u2026 insomma il disegno con le sue sfumature. Per fissare il dipinto era necessario ricuocere i singoli vetri in modo che la grisaille finisse di fondersi e amalgamarsi nella pasta stessa del vetro. Cos\u00ec facendo i contorni tracciati diventavano opachi, mentre le parti graffiate conservavano la trasparenza del vetro colorato. <br class=\"autobr\" \/>Le vetrate della chiesa di Castelluccio infatti sono per cos\u00ec dire una citazione di quelle gotiche non tanto nella grafica quanto nella tecnica di lavorazione. Il ricordo per\u00f2 si stempera quando da Renzo Zagnoni ci viene chiesto se si trattava di una vetreria di Murano o di un\u2019altra localit\u00e0 e da chi fosse stato fatto il pagamento delle vetrate. Di sicuro il lavoro di bozzetti e cartoni fu un regalo del pap\u00e0. <br class=\"autobr\" \/>Dopo tanti anni e ripensando a quella particolare esperienza creativa di nostro padre gli si chiese se voleva cimentarsi con un\u2019altra vetrata per la casa di Roma dove erano andati a vivere Marina e Stefano. <br class=\"autobr\" \/>Le tecniche erano cambiate soprattutto nella dimensione e nella potenza dei forni per il vetro. \u00c8 cos\u00ec che il pap\u00e0 nel giro di pochi giorni fece un cartone dove sperimentava un immaginifico paesaggio, un intreccio creativo tra figurativo ed astratto. Confidava che i giovani vetrai Silvia e Mirco del Prenestino a Roma fossero in grado di riproporre sul vetro segni e colori da lui proposti. Il risultato fu egregio. Su tre lastre bianche sparsero della polvere e dei pezzetti di vetro di vari colori in modo da ricopiare il cartone alla perfezione. Venne poi tutto infornato per fondere i vari vetri. Il risultato fu una lastra dalle pi\u00f9 variegate sfumature, colori e segni. Il listello di piombo e la grisaille in questo caso non servivano pi\u00f9.<\/p>\n<div class=\"giorno\">02|05|12<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NELLE SALE DEL SECONDO PIANO DEL CASTELLO MANSERVISI LA MOSTRA DI PITTURA \u201cRITORNO A CASTELLUCCIO\u201d DI GIOVANNI PIVETTA &#8211; SONO ESPOSTI PIU\u2019 DI 130 LAVORI. 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